Ivan Tresoldi

Ricordo, anni fa perso la selva del Chiapas, quanto un chicco di caffè fosse fondamentale per le mie e le giornate delle genti che per quelle terre d’America faceva rivoluzione. Giovanni, già al nostro primo incontro tra’l fracasso di un sabato di strattoni, mi è sembrato altrettanto al paragone, un seme pronto che si coglie, che parte i confini del mondo, lo attraversa tra colori, gioie, donne e doglie. La sintesi e la sincresia della materia di senso e del suo dispiegarsi estetico, racconta l’incontro del nostro tempo e di quello appena passato, come se suggestione ed immagine si rincorressero a trovarsi l’un l’altro accanto, come cento volti che si guardano senza raggiungersi mai. Appunto così mi appare ed emoziona la pittura di Giovanni, per me ignorante di sapere “Artistico” ma assetato di bellezza, pare un luogo a cui si tende e ci si stende, quella u-topia che ti costringe a rincorrere il buono che s’è incontrato o si sceglie, ma che vuole che quel buono sia faro e raro, così brillante da non volerlo raggiunger mai.

 

 

IVAN TRESOLDI, POETA