Gianni Pettenati

La forza e la bellezza  delle opere di  Giovanni Piazzalunga Manzoni ,  straordinarie  per eccellenza , crediamo si possano  situare in una zona franca  dell’esistenza artistica contemporanea. Un  universo femminile così profondo e vasto da sembrare a una prima visione  e ad una più intensa prima lettura dello sguardo, inverosimile, con una  latente e forse pericolosa sindrome di Sthendal avvolgente come un protettivo, oscuro  e caldo mantello,adagiato su di noi,  per farci battere il cuore.

Chi sono queste creature, da dove provengono? Sono lì ad ammaliarci, tentarci e sedurci, o a proteggerci e a difenderci da un mondo glabbro di esili ed eteree creature

trafitte da troppi globuli bianchi? Un mondo dove la vita è ormai  un surrogato degli oggetti mentre nelle opere di Manzoni la vita comanda e tracima: di sensualità di mistero e di movimento fisico,che solo i nostri antenati hanno posseduto con tanta naturalezza. Quel lieve sfiorarsi di due delle sue creature, gigantesche e inesplorabili come l’universo, che per intuito e per proposizione pittorica, hanno nell’ossimoro “la delicatezza della forza”, il loro specifico artistico. Giovanni Manzoni è un artista che viene da molto lontano e ha appreso il suo magistero da un occidente saturo di proposte e di seduzioni, e di trappole che l’artista ha respinto, riprendendosi la sua cultura, espugnandola dai luoghi comuni e dal folklore, e regalandoci immagini di rara bellezza, di forza e, quasi per usare un neologismo, “sculturale”. Nelle opere di Manzoni possiamo ben capovolgere l’assunto nicciano della volontà di potenza. Qui è la potenza che trasforma  la volontà, e la plasma con l’arte e supera di gran lunga la filosofia di parole ormai logore. Ecco perché lo sguardo su queste opere si fa insistente e insaziabile, quasi volessimo del loro mistero nutrirci. Questo non è possibile. Ma non ci è neppure negato, almeno

a noi che crediamo ancora nell’arte come  a una forma concreta e tangibile di un lungo sogno a occhi aperti sempre collocato in un altrove, sempre pronto e acceso, così reale e impellente come un atto d’amore, di là da venire.

 

 

GIANNI PETTENATI