Giacomo Maria Prati

“Il sacro desiderio degli antichi era la santità, il sacro desiderio dei moderni è la corporalità”

Max Stirner

Ecco il corpo che è danzato attraverso il tempo come nell’intima casa propria. Corpi liberi dal peso stupido della persona, corpi protagonisti di lotte e giochi, corpi che si sono vestiti di segno e di colore come di un facile mistero da esibire, corpi che hanno giocato con il vestito della vita per poi scoprire che il migliore vestito sono loro stessi.

Corpi consapevoli e autorevoli, senza paura. Un sottile piacere di sé li porge vibratili e sicuri. Sanno che passano ma non importa loro. Sanno che esiste il pittore e il disegno ma strizzano l’occhio divertiti e saggi. La psiche è appena sotto la pelle, magari anche nel giusto inganno di un muscolo inventato, non serve neppure ricordarlo. Gli echi antichizzanti non risultano mai citazionistici ma si apprezzano quali emanazioni che fanno riflettere o barbagli quasi involontari, dispensatori di benessere e stupore, in un avvolgente continuum percettivo e reattivo.

Una pittura di ben- essere e di ben volere.

Manzoni è il Nietzsche di questo viaggio

GIACOMO MARIA PRATI