Beluffi Emanuele

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Magia del segno. Pensiero-mano-carta. Giovanni Manzoni (Cochabamba, Bolivia, 1979; vive e lavora a Milano) fa un lavoro d’immagine e basta. Tocca la sensibilità soprassedendo ai cinici tecnicismi. E per reminiscenza riandiamo col pensiero al grandissimo Franko B: “Voglio creare belle immagini”. Il riconquistato interesse del disegno nell’esperienza artistica degli ultimi anni permette di parlarne nei termini di una sorta di rinascenza. Forse perché il disegno consente un’interazione più complessa con la realtà e una rideterminazione dell’immagine in sé in un modo più articolato di altri mezzi espressivi. Il lavoro di Giovanni Manzoni passa attraverso la rivisitazione della carta e del segno e nasce dalla passione per quei disegnatori che fanno vivere i propri lavori attraverso la linea: Moebius, Milo Manara, Miguel Angel Martin. Con l’olio il percorso creativo è lungo: qualcosa durante il cammino si raffredda. Mentre dalla mano al disegno la strada è breve. E’ più svelta la mano che il pensiero. Non pensare: è solo alla fine che ti accorgi di ciò che hai fatto. I lavori di Giovanni Manzoni sono volutamente sottratti al riscatto accademico. Il disegno è istintivo e gli errori non si cancellano. Bello perché sbagliato: la trasgressione è un dimenticare le regole. In una storia dell’arte dallo sviluppo molto rizomatico bisognerebbe collocare Andrea Pazienza fra Roy Lichtenstein e Lucio Fontana. E idealmente scomodare un molatore di lenti che ci facesse vedere Michelangelo attraverso il dripping di Jackson Pollock. Che pasticciava una tela bianca, mentre Manzoni una tela disegnata: la tecnica del caffè fa emergere il disegno dalla superficie, ricoprendo in maniera più trasparente il pastello senza farlo scurire. Le opere di Giovanni Manzoni sono l’espressione di stati d’animo surdeterminati, come la decisione di prestare il soggetto raffigurato a una visione sfuggente – Non guardarmi. Perché di spalle? Il motivo non v’è. Le sue carte sono pagine di diario su cui tracciare annotazioni che solo alla fine vestono il pensiero. E le sue immagini si prestano a svariate letture. Il disegno è il succedaneo della scrittura e l’immagine in sé è più eloquente della parola.